
Ci sono spazi aziendali che hanno una funzione precisa e altri che, nel tempo, possono acquisire anche un significato diverso. È quello che sta accadendo nel piazzale della sede di Carte Dozio, dove l’intera parete interna è diventata la superficie di un nuovo intervento di arte urbana firmato da 2501 e Microbo.
Un progetto che nasce da una scelta molto semplice: affidare agli artisti lo spazio e lasciare che fossero il loro gusto, la loro ricerca e il loro linguaggio visivo a guidarne la trasformazione.
Un incontro che nasce da lontano
Per Carte Dozio, quello con 2501 non è un incontro nuovo. L’artista milanese Jacopo Ceccarelli, conosciuto come 2501, aveva infatti già lavorato negli spazi dell’azienda nel 2015, realizzando un intervento di cui ancora oggi si conserva una parte che perfettamente si sposa con quella da poco ultimata.
A distanza di oltre dieci anni, la collaborazione si rinnova su una scala diversa e coinvolge questa volta anche Microbo, tra le figure pioniere della street art italiana. Due percorsi artistici differenti ma accomunati da una forte attenzione alla sperimentazione, al segno e alla trasformazione dello spazio. 2501 ha sviluppato negli anni una ricerca riconoscibile per l’utilizzo di linee fluide e ondulate, capaci di generare movimento e modificare la percezione delle superfici. Microbo porta invece nel proprio lavoro un immaginario legato alla microbiologia, alla vita invisibile e a organismi e filamenti che suggeriscono connessioni tra forme viventi.
Microrganismi, filamenti, energia
Il risultato del loro incontro è un’opera fortemente concettuale. Sulla grande superficie bianca emergono forme che sembrano appartenere contemporaneamente a mondi microscopici e paesaggi astratti. Stratificazioni, organismi, linee e filamenti attraversano la parete creando un sistema in continua trasformazione.
Il riferimento ai microrganismi è particolarmente vicino alla ricerca di Microbo – uno pseudonimo che nasce anche dal suo interesse per la microbiologia – mentre i filamenti diventano nell’opera una rappresentazione di flussi vitali, connessioni ed energia.
2501 ha sviluppato un nuovo stile che fonde assieme pittura murale, pittura su tela, scultura, installazioni, fotografia, video e documentari. La sua prerogativa: linee ipnotiche e geometriche con cui crea pattern ondulate e concentriche che danno un profondo senso di movimento e tridimensionalità alle superfici.
Fondamentale il contributo di BoOneThirty, una delle figure di spicco e pioniere della scena dell’arte urbana in Italia, con cui Microbo condivide i suoi interventi urbani in costante sinergia artistica. Le sue immagini sono spesso surreali, stratificate, caotiche ma armoniche al tempo stesso.
Le linee si accumulano, si allontanano e tornano a incontrarsi. Le forme sembrano crescere sulla parete e cambiare a seconda della distanza da cui vengono osservate: da vicino prevalgono il gesto, il colore e la materia; allontanandosi emerge invece una composizione più ampia, quasi un organismo in movimento.
Dare spazio alla creatività
Carte Dozio ha scelto di non legare l’intervento a un messaggio aziendale esplicito né di trasformarlo in un’operazione decorativa.
La decisione è stata piuttosto quella di fidarsi della sensibilità dei due artisti, mettendo a loro disposizione una grande superficie della sede e lasciando libertà alla loro ricerca. È forse proprio questo l’elemento più interessante del progetto: l’opera non nasce per raccontare letteralmente Carte Dozio, ma entra a far parte del luogo e della sua quotidianità.
Un muro che prima delimitava uno spazio produttivo diventa così una presenza nuova, destinata a essere vista ogni giorno da chi lavora in azienda, da clienti, fornitori e visitatori. Dopo il primo intervento del 2015, questa nuova opera rinnova quindi un dialogo tra impresa, spazio e creatività contemporanea, aggiungendo un altro tassello alla storia della sede di Carte Dozio.
E ricordandoci che anche un luogo di lavoro può diventare, inaspettatamente, uno spazio per l’arte.